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Fiscus Caesaris
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mwcwmwdaFiscus Caesaris (significa in mwdqlatino "cesto", "cassa" dell'imperatore mwdgCesare) indicò da mwdwClaudiocite-ref-christ-1-0[1] in poi la cassa ed il tesoro privato dell'mwfaimperatore romano, distinto dall'mwfqerario militare, dall'mwfgerario del popolo e del mwfwSenato (il solo tesoro pubblico durante la mwgaRepubblica).

Il mwggfiscus nacque dall'esigenza di amministrare le entrate provenienti dalle mwgwprovince imperiali (sottoposte alla gestione diretta dell'imperatore) più ricche e di utilizzarle al fine di coprire la gestione delle spese dell'amministrazione provinciale. Fu creato quindi dall'esigenza di contabilizzare spese ed entrate delle province imperiali e andò affiancandosi all'mwhaaerarium Saturni (aveva sede presso il mwhqtempio di Saturno) spesso in difficoltà finanziarie, fino a soppiantarlo del tutto.

Oltre al mwhwfiscus col tempo sempre più gestito direttamente dal mwiaprinceps vi era poi il mwiqpatrimonium principis, ovvero il complesso dei beni patrimoniali dell'Imperatore (sostanzialmente fondiari, basti pensare al patrimonio egizianocite-ref-2[2]), con dimensioni certamente immense, rispetto a qualunque altro privato cittadino dell'epoca. Si aggiunga che probabilmente non vi era una reale distinzione tra entrate fiscali e patrimoniali, essendo entrambe parti integranti dello stesso mwjgfiscus.

Contents

Storia
Note

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Storia

Anche se l'istituzione di un ufficio centrale dell'amministrazione finanziaria del mwkgfiscus casearis avvenne solo con l'imperatore mwkwClaudio,cite-ref-christ-1-1[1] già l'imperatore mwmaAugusto aggiunse una cassa all'antico erario repubblicano, detta mwmqfiscus, a uso esclusivo del princeps.cite-ref-3[3]

Riforma augustea

mwoaAugusto riorganizzò l'amministrazione finanziaria dello Stato romano, costituendo il mwoqfiscus (ovvero la cassa delle entrate dell'imperatore), accanto al vecchio mwogaerarium, che rimase la cassa principale (ora affidata dal mwow23 a.C. a due mwpapretori, non più a due mwpqquestori), anche se Augusto fu autorizzato ad attingere da esso le somme necessarie per tutte le funzioni amministrative e militari. L'imperatore, di fatto, poteva dirigere la politica economica di tutto l'impero ed assicurarsi che le risorse fossero equamente distribuite in modo che le popolazioni sottomesse potessero considerare il governo di Roma una benedizione non una condanna. Creò infine un mwpgaerarium militare per i compensi da dare ai veterani.

Funzionari

La nuova amministrazione del mwqqfiscus era organizzata ed affidata ad una serie di funzionari pubblici nominati dal mwqgprinceps. Si trattava normalmente di servi e mwqwliberti imperiali. Era dotato anche di un corpo di funzionari, gli mwraadvocati fisci che ne difendevano le ragioni in giudizio, nel contenzioso che emergeva rispetto ai beni in esso inclusi.

A partire dai mwrgFlavi, il responsabile capo della gestione del mwrwfiscus fu affidato ad un mwsaprocurator a rationibus Augusti (o mwsqprocurator fisci), che aveva il compito di:cite-ref-4[4]

• stilare un mwuabilancio statale prevedendo entrate ed uscite dell'Impero;
• gestire finanziariamente il mwugpatrimonium del mwuwprinceps (compresa la cura dei palazzi imperiali, l'amministrazione delle miniere della mwvamwvqHispania e della mwvgmwvwDalmatia, i latifondi mwwaafricani e dell'mwwqEgitto);
• gestire le spese dell'mwwwesercito romano;
• effettuare le mwxqdistribuzioni frumentarie;
• gestire la ristrutturazione di acquedotti, templi, mwxwstrade in Italia e nelle province;
• stabilire le quantità annuali di metallo da mwyqconiare.

Entrate

Il mwzafiscus, distinguendosi dal patrimonio privato imperiale, raccolse tutte le entrate che erano attribuite all'imperatore in virtù dei suoi poteri sovrani e per l'adempimento dei fini pubblici. Nel mwzq27 a.C., mwzgAugusto, riorganizzando le mwzwprovince da un punto di vista fiscale e amministrativo, tenne per sé l'amministrazione di quelle "mwaanon pacate", ovvero mwaqquelle limitanee, in cui erano stanziate le mwaglegioni, con il fine, mal celato, di giustificare il potere sull'esercito. Tali province, poi dette imperiali, o mwawprovinciae Caesaris, furono affidate ai mwbamwbqlegati Augusti pro praetore di rango senatorio, scelti tra ex-consoli ed ex-pretori, con mwbglegati legionari, mwbwprefetti e tribuni come subalterni. Faceva eccezione l'mwcaEgitto, in cui venne riconfermato il mwcqmwcgpraefectus Alexandreae et Aegypti, un membro del ceto equestre munito di mwcwimperium. Per l'aspetto tributario, tali province erano affidate ad agenti del principe, cavalieri, ma anche liberti, col titolo di mwdamwdqprocuratores Augusti; le entrate andavano a confluire sulla neonata cassa del principe, il mwdgfiscus.

Il mweafiscus aveva perciò il compito di raccogliere tutte le entrate delle province mweqnon pacatae, attraverso i vari governatori provinciali.cite-ref-5[5] Il mwfgfiscus raccoglieva anche multe ed mwfwimposte indirette (mwgamwgqvectigalia), le eredità private (mwggbona caduca e mwgwvacantia) oltre ai mwhabona damnatorum (confische di beni).cite-ref-6[6]

Da Tiberio ai Severi

Alla morte di mwiwTiberio nelle casse del mwjafiscus romano c'erano 2.700.000.000 di mwjqsesterzicite-ref-7[7] che Caligola spese in un anno circa. Alcune delle spese sostenute dal nuovo imperatore furono inevitabili: elargizioni varie al popolo, all'esercito, ai pretoriani (a cui diede un donativo doppio rispetto a quello promesso da Tiberio, 2.000 sesterzi a testacite-ref-8[8]) e ai regni vassalli di Roma (dette 100.000.000 di sesterzi ad mwlgAntioco IV di Commagene).

Una volta conclusa la mwmaprima guerra giudaica, mwmqVespasiano sottopose gli mwmgEbrei al mwmwmwnafiscus iudaicus,cite-ref-9[9] tassa da loro pagata, nella condizione di essere stati assoggettati all'mwoqImpero romano dopo la distruzione del mwogTempio di Gerusalemme, in favore del tempio di mwowGiove Capitolino in mwpaRoma. Fu mwpqNerva ad abolirla (mwpg96-mwpw98). Il mwqafiscus invece con i Flavi venne amministrato da funzionari di maggior responsabilità come il mwqqmwqgprocurator Augusti di mwqwordine equestre (si occupavano sia dei redditi sia delle spese, fiscali e patrimoniali).

Soprattutto con gli mwrqAntonini, chi rivestì la carica di Imperatore non si sentiva più padrone di nulla, nel significato di non disporre più di un proprio e personale mwrgpatrimonium principis:

«

Marco Aurelio

chiese anche del denaro al Senato del

tesoro pubblico

, non perché tali fondi non fossero già a disposizione dell'imperatore, ma perché egli era solito dichiarare che tutti i fondi, sia questi sia altri, appartenevano al Senato e al popolo romano. "

Quanto a noi

", aggiunse rivolgendosi al Senato, "

siamo così lontani dal possedere nulla di proprio che anche la casa in cui viviamo è Vostra.


(Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXXII, 33.2.)

Sappiamo che l'mwsqoratore romano e maestro di mwsgretorica, mwswMarco Fabio Quintiliano, fu uno stipendiato del mwtafiscus imperiale.

Al termine della mwtgguerra civile degli anni mwtw193-mwua197, mwuqSettimio Severo, confiscò numerosi beni appartenuti ai suoi avversari politici (sconfitti e morti), rimpolpando la cassa imperiale del mwugfiscus, svuotata in quegli anni di tutte le sue risorse.

In un periodo non definito, l'Imperatore, impadronitisi anche dellmwva'mwvqmwvgaerarium, pose fine alla separazione fra le due casse e le entrate che già spettavano all'erario confluirono nel mwvwfiscus, nel quale confluivano anche beni derivanti dalle confische e dalle sostanze dei cittadini che morivano senza lasciare eredi diretti.

Tarda antichità

Nella mwwgtarda antichità i mwwwcoloni, in quanto lavoratori "liberi", avevano pure le tasse da corrispondere al mwxafiscus. Non sorprende che, in alcuni casi, le loro condizioni risultassero più pesanti rispetto a quelle degli mwxqschiavi, il cui mantenimento era comunque a carico del padrone.

Note

cite-note-christ-11. mwzgKarl Christ, mwzwmw0aBreve storia dell'impero romano, a cura di Eugenia Melnik, 27 giugno 2016.
cite-note-22. mw1aCassio Dione Cocceiano, mw1qStoria romana, LVII, 10.5.
cite-note-33. mw2qFrancesco Cerato, mw2gmw2wIl fisco a Roma: dalle origini al II secolo d.C., su mw3astudiahumanitatispaideia.blog, 28 giugno 2022.
cite-note-44. mw4aPublio Papinio Stazio, mw4qSilvae, III, 3.85-95.
cite-note-55. mw5qSvetonio, mw5gAugusto, 101.4.
cite-note-66. Svetonio, mw6gAugusto, 40.3.
cite-note-77. Gaio Svetonio, 37: mw7gvicies ac septies milies sestertium, cioè due miliardi e settecento milioni
cite-note-88. Cassio Dione, LIX,2,1
cite-note-99. W.H.C. Frend mw9qPersecutions: genesis and legacy in AA.VV., mw9gThe Cambridge History of Christianity - Vol. 1: mw9wOrigins to Constantine, 2006, New York, Cambridge University Press, p. 506

Collegamenti esterni

• mw-w(EN) William Smith (a cura di), FISCUS, in A Dictionary of Greek and Roman Antiquities, 1890.